Risposta a Vi Be

Il primo agosto 1980 arrivai con un mio allievo all’aeroporto di Bombey (dal 1995 chiamata Mumbai perché il partito nazionalista Shiv Sena volle cancellare il ricordo del colonialismo), ma il biglietto aereo della Air Kuwait era pagato (poco) per portarci a New Daly. L’aereo semplicemente ci aveva scaricati sotto una tettoia di lamiera a più di mille chilometri di distanza dalla destinazione contrattuale. Cercammo l’agenzia della Air Kuwait, ma c’era solo l’Air India. Ci accolse una splendida signora dai grandi occhi bistrati avvolta in un sari azzurro cielo. Alla nostra disperazione espose un largo sorriso stringendosi nelle spalle. La sua compagnia non aveva responsabilità dell’accaduto e purtroppo tutte le nostre lamentele non sortivano a nulla. Non so chi mi ispirò, ma ad un certo punto esibii la lettera di invito per il primo agosto del mio maestro del The Divine Life Society fondata da Swami Sivananda to Rishikesh affermando che non potevo mancare. Il bel volto si aperse in uno sguardo affascinato che non compresi e flessuosamente si chinò per raggiungere un blocchetto dal quale staccò due biglietti andata e ritorno per questi due derelitti che inchinandosi ringraziarono con dei sommessi “NAMASTE” e s’imbarcarono sul primo aereo a disposizione. Tra noi due, il silenzio durò a lungo, perche non avevamo compresero la natura di quel miracolo. Arrivati a New Daly si affrettarono a salire su uno scassatissimo autobus da circa 20 persone, nel quale il tetto era sostenuto in mezzo con un paletto di legno, con le lamiere che scorrevano una rispetto l’altra e scricchiolavano causa la strada sconnessa. Ogni tanto superavano delle piccole processioni di uomini avvolti in panni succinti,IMG_0001 capeggiati da un personaggio che portava sulle spalle due stanghe orizzontali che sorreggevano a loro volta due otri di terracotta, infiocchettati ed infiorati con strutture elaborate che sembravano quelle barche che prendono il mare per la festa del santo del paese. ——————————————->
Quando arrivammo all’ashram di Swami Sivananda fummo molto impegnati e solo dopo alcuni giorni riuscimmo a chiedere che significato avessero quelle processioni. Ci spiegarono pertanto il valore mitico della cittadina di Rishikesh. Tutti i maestri dell’India a sud del Gange dovevano guadare questo fiume, che in quel punto era stretto e con un isolotto roccioso nel mezzo che non agevolava per niente l’impresa, perché in quel mese il monsone ingrossa le acque turbinose per 12 metri (così dicono). Evidentemente, una volta, l’impresa era sacrificale ovvero mortale e quindi i guru, sostavano sulle rive , sia in andata che al ritorno per prendere le forze, il coraggio o la fine del monsone. Il rito comprendeva il guado del fiume per salire poi sulla montagna a nord, per lavare, con l’acqua dei due otri, che doveva essere portata dalle loro zone di origine, la statua di Shiva, che aveva cambiato colore per i veleni ingeriti. Naturalmente nell’attesa del momento propizio per il guado, i maestrisi costruivano una capanna, un’edicola, una casa, un palazzo od un monastero, a seconda del numero di allievi, che dovevano ”servire, amare, meditare e realizzarsi” come si vede nel logo quì a destra >>>(se cliccate sopra lo ingrandite).—–> IMG
Nei secoli scorsi le rive si sono coperte di monasteri grandi e piccoli, che in parte ho visitato, dove hanno soggiornato anche i Beatles. Oggi il passaggio non è così pericoloso perché una ricca signora inglese fece costruire un ponte di corde d’acciaio largo poco più di un metro se ricordo bene. Quando avevo appreso la natura del rito era trascorso troppo tempo, ma comunque la sua risonanza doveva essere nota alla benevolenza della bella Hostes ammantata d’azzurro. Peccato non aver dato riscontro a quella sua bella azione. Ebbi molto timore che il volo di ritorno non fosse confermato, ma godetti di quell’ulteriore vantaggio. Se ritorno in India prima di morire, forse salirò su quella montagna per condividere la parte focale del rito. Italo Magos oMm—…

4 commenti

  1. Innanzitutto grazie di cuore per la risposta al commento…E sono davvero ancor di più affascinato dal rituale,dopo il succulento contorno da te postato!!!!!!L’immagine che leggo tra le righe,è quella di un popolo che con il principio ben radicato dell’amore universale,vive bene,sorridendo,a qualsiasi cosa,anche un bus mezzo rotto e scricchiolante che viaggia su terreni sconnessi..Mi da veramente un senso di pace assoluta,solamente all’idea…Non vorrei aver capito male,ma quindi questo rituale,quantomeno fino alla costruzione del ponte da parte dell’abbiente signora inglese,poteva anche durare dei giorni??Finchè,cioè,i guru non riuscivano ad attraversare il fiume,giusto???Ti ringrazio davvero ancora,e ti auguro un buon inizio settimana!

  2. Tutte le grandi città del passato si sono sviluppate su nodi commerciali, porti o fiumi che convergono o guadi o piste di pellegrinaggi rituali dove consistenti masse di individui transitavano e anche dovevano sostare. Non tutti erano disposti ad attraversare quel guado anche se con barche (ce n’era una, ma non l’ho mai vista in moto). Come in tutte le situazioni, ho conosciuto maestri che erano puri e duri e altri che ci marciavano pertanto sembra che molti siano stati li perché c’era un mercato culturale forte. Tanto è vero che avevano avuto il tempo per costruire templi e strutture (vai a vedere dei bei filmati ponendo il cursore su questa stringa e premendo ctrl + tasto di sinistra per aprire il collegamento: http://www.youtube.com/watch?v=Z7533Co_Lmk oppure http://www.youtube.com/watch?v=13iwQYGTZd8 .
    In quella città fui adottato da un sadu o guru considerato un po’ matto (forse mi aveva sentito simile a lui) (non giovane, non alto, magro, poco vestito; devo avere la foto da qualche parte e l’inserirò prima o poi) che mi chiamava “Mago vieni al mercato” e poi lanciava un tridente con l’asta di acciaio con la punta acuminata che si piantava nel terreno battuto del mercato affollato di gente che non si turbava perché sapeva che non avrebbe colpito nessuno. Almeno io lo speravo. Ma era nel carattere della gente del posto prendere le cose con leggerezza. Uno dei prossimi giorni scriverò qualcosa sul “sasso dipinto” che spiega questo. E lui che mi ha fatto capira quanto riporto, in altra parte sulla “Non violenza rappresentata dall’OM”. Poiché non so quasi niente l’inglese, me lo fece capire molto chiaramente con dei gesti, che simulavano l’atto di spezzare od arrotolare i rebbi e l’asta del tridente. Lui anche se lo lanciava, sapeva evitare la gente, perché anche se il tridente era mantenuto nella forma originaria era la sua volontà (e batteva il pugno sulla fronte e facendo con la mano il segno di “no”) a non ferire. Sono stato i molte parti del mondo ed ho scoperto che si può comunicare moltissimo su fatti eccezionali anche senza conoscere la lingua. In Brasile ho trovato cose che, quando le raccontavo a gente che c’era stata per anni non aveva avuto i contatti che io e coloro che erano con me hanno avuto. Lo stesso è capitato in Cina, Cuba, Grecia ed Algeria. Penso che consista nell’essere aperti alle novità come i bambini a tutte le età. Lo auguro anche a te. Mi fa piacere che si è formato questo collegamento Ciao, a risentirci. oMm—…

  3. Ecco,io credo che il porsi davanti al altre persone con umiltà e pacifica voglia di condivisione,porti solo e sempre a cogliere frutti positivi e notevoli..Credo la riprova di ciò stia nelle tue esperienze fatte in giro per il mondo…Cercando più informazioni sulla simbologia e il significato del tridente che si ”trasforma” in omm,mi sono inbattuto,come potrai ben immaginare,nello scoprire i miti dei vari Deva e della Trimurti…Leggendo approfonditamente informazioni su questi,mi sono imbattuto e son rimasto particolarmente colpito in maniera positiva dallo Shivaismo…e penso di avere capito che,tutta la ”leggerezza” che è insita in quel popolo,sia dovuta nient’altro che ad un aspetto che, da noi occidentali,praticamente ignorato;alludo al dualismo!Penso possa essere una chiave importante questa,perchè,se iniziamo a concepire che lati benevoli e malvagi alla fine son solamente due facce della stessa medaglia,se iniziassimo a entrare nella mentalità che nella creazione di qualsiasi cosa bisogna mettere spirito e materia e via dicendo,penso riusciremmo anche noialtri,ad avere uno spirito più calmo,ma soprattutto,più tollerante,che stenta sempre di più a cedere a rabbie ed ire che spesso,sono inutili dispendi di energia….Facendo così,ne sono sicuro,sarebbe tutto più pacifico e soprattutto,armonioso…Probabilmente è un utopia…ma come affermava J.Krishamurti :”…Ciò che siete dentro è stato proiettato all’esterno, sul mondo; ciò che siete, ciò che pensate e sentite, ciò che fate nella vostra esistenza quotidiana, viene proiettato fuori di voi e va a costituire il mondo….” Quindi,seguo la mia strada…Anche a me fa molto piacere questa stringa…E i video di Rishikesh son veramente suggestivi…a presto!!!

  4. Hai citato il dualismo, che mi ha fatto interrompere per risponderti, una lettura a pag 29 della rivista “le scienze” di questo mese dove tratta di un disturbo alle telecomunicazioni che è diventato uno strumento potente per indagare sulla metereologia. Un numero infinito di scoperte scientifiche è partita dall’esame di difetti ed errori. La maniacale separazione tra vero e falso, tra bene e male, delle filosofie, delle religioni e delle ideologie ha prodotto più danni. Il concetto Yin e Yang, deve essere interpretato con lo sfumare del bene nel male e del vero nel falso senza discontinuità. La stessa figura di Shiva è contemporaneamente maschio e femmina, morte per rinascere. Ma noi dove dobbiamo porci? In media stat virtus. Dobbiamo oscillare in campi intermedi per incontrare la parte terza, in mezzo, da cui l’umanità della trinità, della trimurti dell’ascoltare la materia,l’energia e ciò che interagisce con le due: La coscienza ovvero l’informazione strutturata. Ma c’è molto altro. Mi piacerebbe parlare di più con te. Dove sei? cosa fai? Mandami una e-mail: italo.magos@alice.it

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