Perchè si crede a qualcosa

“Un asino che vola” dalla rivista mensile Mente & Cervello n°49 gennaio 2009 Pag.35
di Fabrice Clément
ricercatore in scienze cognitive, lavora all’Università di Ginevra

Convinti di essere razionali e pieni di buon senso, a volte ci
fidiamo di notizie false e il nostro senso critico scompare:
la psicologia ci spiega i meccanismi della credulità

Lo sapevate che bere I’acqua di rubinetto può scatenare il morbo di Alzheimer?
Di solito notizie come questa provocano una reazione di paura o di sorpresa: solo raramente chi le ascolta e reagisce pensando che non è vero. In assenza di prove che confermino o smentiscano informazioni simili, si è portati alla credulità’ all’indignazione all’inquietudine. Che cosa induce questo crollo delle nostre capacità di giudizio?
Gli studi psicologici sull’argomento sono solo agli inizi, ma qualche elemento di riflessione c’è già. L’esempio citato ossia l’ipotetico nesso tra consumo di acqua di rubinetto e malattia di Alzheimer è il classico tipo di informazione capace di suscitare una forte credulità. Davanti a una notizia simile’ il cervello umano è messo di fronte a un’affermazione che non può verificare rapidamente. In effetti, come vedremo, la rapidità di decisione e uno dei parametri essenziali per capire in che modo fabbrichiamo le nostre convinzioni. Inoltre lo spirito critico ha Ia tendenza a indebolirsi quando un’affermazione è ripresa da molte persone. Se vi capitasse di leggere questa notizia su parecchi siti Internet, ecco che il meccanismo della credulità potrebbe innescarsi.

>Siamo tutti creduloni

Alla base di qualsiasi riflessione sulla credulità troviamo il concetto di credenza’ con il quale facciamo riferimento a una rappresentazione considerata attendibile da qualcuno. Le tendenze modulano continuamente i nostri ragionamenti e i nostri comportamenti; I’approccio scientifico naturalista mira a identificare gli stati neurofisiologici che sono alla base delle credenze’ come pure i meccanismi che ne regolano la dinamica. Schematicamente, esistono tre modi di acquisire nuove credenze. Si può innanzitutto percepire (vedere’ sentire’ assaggiare e così via) un’informazione che non ci era ancora nota, oppure si può dedurre da un ragionamento una conclusione alla quale non avevamo ancora pensato; infine è possibile ricevere da altri un’informazione che ci insegna qualcosa di nuovo.
In casi estremi, alcuni deficit percettivi possono suscitare credenze deliranti, soprattutto anosognosie, ossia patologie in cui i pazienti non riconoscono più uno dei loro familiari e si convincono di avere un estraneo in casa. Situazioni come questa pero non rientrano nella nozione di credulità. In altri casi si può arrivare a una conclusione falsa dopo aver commesso un errore di ragionamento. Ma anche in questo caso lo scivolamento interferenziale oggetto di molte ricerche nell’ambito della psicologia del ragionamento – non costituisce un caso di credulità.
I veri casi di credulità sono quasi sempre legati a qualcosa che ci viene riferito. E basta scorrere le notizie di cronaca di qualsiasi quotidiano per imbattersi in truffe di ogni genere. Il tono accondiscendente e spesso ironico con il quale vengono riportate le storie di mostra come <normalmente non si dovrebbe credere alle sciocchezze degli imbonitori.
E lo stesso credulone, poco dopo il colpo, si rende conto dell’imbroglio e prova un’intensa vergogna. Proprio la vergogna indica che, contrariamente ai casi patologici o agli errori di ragionamento, la credulità e associata a un senso di responsabilità: se il credulone ce I’ha con se stesso, è perche sente di essere colpevole per avere accettato di credere a quello che gli è stato raccontato.
Di solito non ci troviamo nella condizione di credere volontariamente, perche la volontà e la credenza obbediscono a funzioni cognitive distinte. I desideri sono rappresentazioni di stati da raggiungere; le credenze invece dovrebbero riflettere, nel bene e nel male, lo stato reale dell’ambiente. Se i desideri prendessero il posto delle credenze, il nostro comportamento diventerebbe anarchico’ Eppure almeno una volta nella vita siamo stati tutti creduloni. Come è Possibile?

Il vantaggi di credere

Se la selezione naturale facesse emerge re sistemi cerebrali ottimali, saremmo dotati di meccanismi di controllo capaci di fare in modo che solo le informazioni (garantite venissero integrate nel nostro bagagìio di credenze. Ma l’evoluzione non può permettersi questo lusso. Innanzitutto, meccanismi di filtraggio di questo tipo consumerebbero troppo tempo e troppa energia, a scapito della rapidità e della flessibilità di reazione di fronte alìe pressioni ambientali. ln secondo luogo i processi di selezione naturale che hanno modellato il nostro cervello non sono paragonabili a quelli di uno studio di ingegneria. L’evoluzione, come un “orologio cieco”, non concepisce sistemi in modo di fornire le migliori prestazioni possibili per un certo compito; la sua storia si svolge su una scala temporale a lunghissimo termine, senza obiettivi fissati a priori, e ogni invenzione deve prendere in considerazione le soluzioni preesistenti, in un processo paragonabile al bricolage.
Per spiegare questo concetto, ii biologo Franqois Jacob cita I’esempio del polmone dei vertebrati, che si sarebbe sviluppato a partire dall’esofago di alcuni pesci d’acqua dolce, i quali inghiottivano ossigeno (nell’esofago) per aumentare le proprie risorse energetiche.
Nell’arco di milioni di anni, I’esofago avrebbe progressivamente aumentato la sua superficie, formando pieghe e poi alveoli, fino ad arrivare ai polmoni. Dunque l’invenzione del polmone non ha avuto origine dal nulla, ma da un organo che esisteva in precedenza.
Questo esempio ci permette di capire che il cervello non è una macchina perfetta, è come altri organi, presenta difetti evidenti.
Cosi i meccanismi che ricevono e trattano le informazioni si inseriscono in un vasto insieme di altri dispositivi, la cui funzione globale è quella di assicurare la sopravivenza (e la riproduzione) dell’organismo.
In una prospettiva evoluzionistica, la comunicazione comporta sia vantaggi sia inconvenienti nell’acquisizione di credenze affidabili e utili. Sul fronte dei vantaggi e innegabile che il linguaggio abbia permesso all’uomo di immagazzinare idee e tecniche utili nel corso delle generazioni. I bambini infatti devono acquisire rapidamente queste esperienze per integrarsi nel proprio gruppo di appartenenza e approfittare dei trucchetti che gli vengono trasmessi. Essere in grado di credere a ciò che ci viene raccontato e dunque molto importante per la nostra sopravvivenza.

Dubitare consapevolmente

Per quel che riguarda gli inconvenienti esiste invece il rischio di essere manipolati o ingannati da chi comunica false informazioni. Una delle sfide fondamentali dell’epistemologia sociale contemporanea e proprio quella di capire come è stata la nostra capacità di rispondere a questa tensione tra collaborazione e competizione. In altri termini: qual e il punto di equilibro tra credenza e scetticismo, tra credulità e filtraggio cognitivo nel cervello umano?

L’apporto della psicologia dello sviluppo è prezioso; questa disciplina ci spiega che la facoltà di filtraggio cognitivo si attiva progressivamente nel bambino. Ma i bambini sono spontaneamente creduloni o scettici? E come procedono quando decidono di avere fiducia (oppure no) in chi comunica loro le informazioni? Inizialmente per i bambini e impossibile mettere in dubbio ciò che viene raccontato da un’altra persona: per dubitare, bisogna dispone di informazioni che possano contraddire ciò che viene comunicato. Tutta via non appena certe conoscenze diventano disponibili, il confronto diventa possibile.
Dai 16 mesi in poi, i bambini iniziano a rifiutare alcune informazioni, per esempio quando un oggetto familiare viene chiamato con un nome sbagliato. Verso i tre anni sono capaci di capire la differenza tra una fonte affidabile e una male informata. E non seguono ciecamente una fonte apparentemente affidabile se quest’ultima contraddice cioò che loro hanno già imparato. I bambini pero hanno difficoltà a ricordare in che modo hanno acquisito un’informazione, e dimenticano spesso le credenze passate. Sono molto sensibili al consenso generale con cui viene accolta un’informazione; infine, basta far precedere una notizia dalla formula “non mi crederai mai, ma…” perche la considerino in modo favorevole. Il ruolo dell’infanzia è fondamentale nella propensione degli adulti a credere alle informazioni dubbie. Supporre che esista un legame causale tra il livello di educazione e il grado di credulità e sbagliato; sembra infatti che i casi più stupefacenti di credulità (per esempio l’adesione a una setta) tocchino soprattutto persone che hanno ereditato dalla famiglia e dal percorso scolastico una marcata curiosità nei confronti dei proprio ambiente, ma che non padroneggiano le sfumature dei concetti scientifici contemporanei. Ne risulta una tendenza a considerare favorevolmente le dottrine che soddisfano la loro sete di conoscenza attraverso spiegazioni che combinano elementi derivanti da diverse tradizioni religiose e scientifiche.
Alcuni individui teorizzeranno dunque sull’equilibrio psichico di yin e yang aggiungendoci concetti presi dalle neuroscienze.
Sintesi di questo tipo possono essere abbastanza complesse; come nei caso dell’astrologia, o di certi movimenti neoreligiosi, esigono una forma di ascesi e di impegno intellettuale in cui lo spirito possa effettivamente , ossia non distinguere più tra ciò che deriva dalla credenza e ciò che proviene dalla ragione.
Esistono anche forme di credulità che potremmo definire , marcate da una forma di scetticismo esacerbato. In questo caso, qualsiasi informazione che contraddica ciò che era ammesso fino a quel momento è rifiutata da un filtro cognitivo; l’individuo rischia così di perdere I’occasione per arricchire le proprie conoscenze.
Alcuni ambienti culturali più tradizionalisti tendono a favorire queste attitudini cognitive, contraddistinte soprattutto dal rifiuto dei concetti razionali. L’ esempio tipico è il rifiuto della teoria dell’evoluzione da parte di numerosi credenti, a qualsiasi religione apparten-gano. La credulità invertita non va confusa con lo spirito critico, perche consiste nel rifiuto di nuove credenze per attaccamento a credenze precedenti. In altri casi lo scetticismo si fonda su un’attitudine più radicale, indipendente da qualsiasi credenza precedente. Si tratta delle cosiddette “culture del sospetto”, in cui lo scetticismo generalizzato è incoraggiato e trasmesso alle nuove generazioni.
Questa diffidenza può essere rinforzata da squilibri negli scambi, per esempio quando le informazioni provengono solo da fonti istituzionali difficili da verificare. Il caso più rappresentativo a questo proposito e quello delle informazioni provenienti dai governi, spesso accolte con scetticismo dalla popolazione.

Credo ciò che gli altri credono

Anche se siamo Per verificare la coerenza delle informazioni che ci vengono comunicate, spesso siamo costretti a sfruttare qualche , non sempre priva di rischi. Una di queste scorciatoie, chiamata <prova sociale), e stata descritta dallo psicologo americano Robert Cialdini nel 1984. In caso di incertezza cognitive, si tende a formare le proprie credenze facendo riferimento a ciò che sembra convincere la maggior parte delle persone; più abbiamo I’impressione che una credenza sia condivisa, maggiori sono le possibilità che venga accettata dal nostro sistema cognitivo.
Questa strategia, soddisfacente in molte situazioni, puo anche indurre ad accettare idee: i responsabili delle sette, per esempio, l’hanno capito bene. Questi individui di solito raggruppano i propri seguaci e fanno il possibile perché si trovino sempre circondati da persone che la pensano come loro. A un altro livello, il ricorso degli uomini politici all’opinione pubblica (il 75 per cento della popolazione pensa che abbiamo ragione) o anche le strategie di lancio di un nuova pellicola (“già tre milioni di francesi hanno visto questo film), attivano la stessa leva psicologica.
Come abbiamo già visto, il cervelìo è frutto di adattamenti successivi, in cui strutture più vecchie sono state selezionate per trattare problemi sempre più complessi. Nel corso di questo processo due costrizioni hanno avuto un ruolo essenziale. Anzitutto, di fronte ai molteplici stimoli ambientali, è necessario che l’attenzione non si disperda e che le minacce e/o le maggiori opportunità di sopravvivenza siano subito prese in considerazione. In secondo luogo, l’omeostasi dell’organismo (l’equilibrio delle funzioni vitali) non deve essere messa in pericolo dalle decisioni prese.
L’evoluzione ci ha così dotati di un’attenzione selettiva: e impossibile ignorare certi stimoli, che siano positivi (il viso rotondo simmetrico di un bambino) o negativi (la forma ma ondulata di un serpente). Soddisfacendo sempre la stessa costrizione, I’evoluzione ha favorito I’apparizione di sensazioni di piacere o di fastidio per indicare all’organismo le possibilità che un’azione abbia o meno uno sbocco favorevole. Il comandamento dell’evoluzione sarebbe dunque il seguente: Persegui un’azione che ti procura piacere; sospendi un’azione che ti procura fastidio.
Queste consegne biologiche sono valide anche per i pensieri. Un pensiero positivo ha maggiori probabilità di prolungarsi, un’evocazione negativa rischia di diminuire rapidamente di intensità, tranne quando è associata a un potenziale pericolo imminente. Questa dinamica si fonda sulla chimica cerebrale, e in particolare sulla dopamina, un neurotrasmettitore associato a una rete di neuroni chiamata , che procura piacere quando viene attivato. Stimolando la circolazione sanguigna, la secrezione di dopamina aumenta I’apporto di ossigeno, e quindi ha un ruolo fondamentale nelle attività cerebrali.
I nostri pensieri vengono canalizzati da meccanismi di valutazione che sfuggono alla nostra coscienza. Quando ci viene comunicata un’informazione, alcuni processi di simulazione, molto più rapidi rispetto ai pochi decimi di secondo richiesti per raggiungere la soglia di coscienza, favoriscono la possibilità di tenere a mente ciò che abbiamo ascoltato, oppure privano il cervello dell’ossigeno necessario al trattamento di quell’informazione. In quest’ultimo caso, i pensieri o le credenze sgradevoli causano una diminuzione dei livelli di dopamina e dunque dell’attività neuronale, che provoca lo spegnimento del pensiero corrispondente.

L’arte dei manipolatori

Se i rischi legati alla comunicazione hanno favorito lo sviluppo di un filtro cognitivo, lo smistamento effettuato e ben lontano dall’essere impermeabile alle informazioni false. L’arte dei manipolatori consiste infatti nel formulare le proprie tesi in modo che vengano valutate positivamente dal filtro cognitivo; per esempio dando alle notizie una coerenza logica.
Chi riesce sempre a convincere i propri interlocutori di solito illustra le conseguenze emotive positive delle proprie teorie; raramente crediamo alle predizioni funeste, tranne quando il pericolo e imminente. In questo caso il filtro cognitivo si inceppa perché la necessità di agire rapidamente ha il sopravvento, e la credulità diventa totale. L’esempio più impressionante di questo meccanismo è il celebre scherzo radiofonico di Orson Welles, che nel 1938 convinse gli ascoltatori che gli extraterrestri erano sbarcati sulla Terra. Migliaia di persone, prese dal panico, abbandonarono le proprie abitazioni in cerca di un presunto riparo più sicuro.
Grazie a questi , notizie capaci di indurre un’importante mobilitazione cerebrale riescono a prendersi gioco del buon senso. È proprio per questa ragione che tutti, prima o poi, possiamo sperimentare
I’esperienza della credulità. @

Paul è morto.
Una popolare leggenda legata al mondo del rock riguarda la presunta morte di Paul McCartney, bassista dei Beatles. A sinistra, la fotografia che compare sulla copertina del disco Abbey ,Road: secondo i sostenitori di questa tesi conterrebbe chiari indizi sulla mode del musicista inglese, ritratto scalzo, con gli occhi chiusi e fuori passo rispetto ai compagni. Sulla targa dell’automobile a sinistra si legge “281F,, che secondo la leggenda significa “28 anni SE fosse ancora vivo.

TESTI CONSIGLIATI
MARCUS G,Kluge,
L’ ingegneria approssimativa
della mente umana
, Codice
Edizioni, Torino, 2008. Un
testo che ripercrre le tappe
fondamentali dell’evoluzione
del cervello.

CIALDINI R.8., Le armi detta
persuasione.
Come e perché
sl finisce col dire si, Giunti,
Firenze, 2005. L’autore
illustra in modo semplice i
meccanismi psicologici che
regolano la persuasione.