ALTRUISMO

ALTRUISMO: LE SUE RAGIONI da
LE SCIENZE aprile 2009 n° 488 pag 21di Telmo Pievani professore associato di filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano Bicocca

Nella sua ultima raccolta di saggi, l.Have Landed (Codice Edizioni, 2009), StephenJ. Gould si interrogava sul significato della tragedia dell’11 settembre, giungendo a una conclusione spiazzante: mentre i media di tutto il mondo parlavano di rabbia e orgoglio, di nemici e
di guerre giuste, lui notava come gli esseri umani basassero la loro vita su milioni di minuscoli gesti quotidiani di cooperazione e di gentilezza.
Perché I’Homo sapiens e tante altre specie sociali sono capaci di altruismo? Non solo di reciprocità diretta (sono generoso con te perché presumo che tu lo sarai con me), ma anche di empatia e di solidarietà incondizionate. Da un punto di vista evoluzionistico la questione e interessante. Forse amiamo cooperare perché non siamo quella scimmia cacciatrice e assassina che ci piace immaginare di essere, ma più umilmente – secondo Ie solide evidenze empiriche raccolte da Robert W Sussman e Donna Hart in Man the Hunted (2009) un mammifero africano che per gran parte della sua storia ha dovuto guardarsi dai predatori, e dunque cooperare per evitare di essere sbranato. Tuttavia, se la selezione naturale favorisce tratti e comportamenti che garantiscono maggiori possibilità dirette di sopravvivenza e di riproduzione al singolo individuo, come può tollerare che alcuni mettano a repentaglio il proprio benessere per prestare aiuto ad altri? Una soluzione ingegnosa e stata quella di ipotizzare che I’altruismo sia nato all’interno di gruppi fortemente coesi dal punto di vista genetico: mi sacrifico per favorire la sopravvivenza degli altri perché fra loro vi e un’alta frequenza di parenti di vario grado, e dunque di portatori di percentuali dei miei stessi geni. Questa selezione di parentela funziona bene in molti casi, ma in altri richiede numerose ipotesi ausiliarie sulla struttura delle popolazioni (che deve essere almeno all’inizio molto frammentata) e si basa su un algoritmo rigido secondo il quale I’evoluzione sarebbe spinta da egoisti interessati a massimizzare la diffusione di copie di se stessi di generazione in generazione, usando organismi e gruppi come veicoli di trasmissione.
Da qualche tempo fa capolino una seconda soluzione, non incompatibile con la prima, secondo
la quale la selezione naturale potrebbe agire in realtà a più livelli, favorendo non soltanto la sopravvivenza degli individui (e dei geni che contengono), ma anche talvolta direttamente dei gruppi e dei tratti che appartengono a più individui associati. Già Darwin in “L’origine dell’uomo“ prefigurava una selezione di questo tipo, in cui cooperazione e altruismo possano diffondersi grazie al bene arrecato direttamente ai gruppi di individui.
Anche per questa seconda strategia esplicativa non mancano pero le difficoltà empiriche, in primo luogo quella di capire perché il comportamento altruistico non viene inizialmente sopraffatto da quello del solitario egoista (il quale ha un doppio vantaggio competitivo: protegge se stesso e gode dei servigi offerti dagli altruisti attorno). A meno di non dimostrare che talvolta il beneficio dell’individuo coincide con un beneficio di gruppo. In entrambe le ipotesi, gii evoluzionisti notano un’ambiguità: I’altruismo sarebbe selezionato
all’interno dei gruppi, ma avrebbe come controparte I’ostilità nei confronti degli appartenenti ad altri gruppi in competizione. Forse, come ha scritto recentemente Samuel Bowles su , il conflitto è la vera levatrice dell’altruismo. Nelle specie ominidi, che più di altre hanno contribuito a costruire le stesse nicchie ecologiche e sociali in cui si sono evolute, questi precursori naturali dell’altruismo potrebbero essere stati poi cooptati più volte fino a confluire, nei modi più imprevedibili e oggi quasi irriconoscibili, in quella ricchissima (cassetta degli attrezzi), con la quale costruiamo Ìa particolare, e ambigua, vita culturale e sociale umana.

LA NOSTRA VITA SOCIALE
si basa su innumerevoli gesti di
cooperazione e gentilezza. nelle
situazioni più disparate, ma la natura
dei vantaggi che hanno premiato
la selezione dei comportamenti
altruistici è ancora oggetto di
discussione.