Perché interessarsi allo yoga?

PERCHE’ INTERESSARSI ALLO YOGA

Perché interessarsi allo  yoga e non a qualcuna delle altre migliaia di pratiche descritte dalle tante organizzazioni che si possono trovare in ogni anfratto di paesi, città e continenti ed ora più ampiamente e prontamente nel web?

Una risposta può solo essere autobiografica e personale, ma non si può escludere una valutazione di merito.

Siamo tutti forzatamente battezzati ed immersi in una cultura che tende a mantenere se stessa.

La maggior parte delle persone non si sposta, in tutta la vita, dalla posizione culturale iniziale.

I disagi che incontriamo nella età evolutiva sono particolarmente determinanti dei comportamenti futuri, poiché nascono nelle  le fasi infantili dell’ ”io”, del “no”, del “perché”, del ”rifiuto”, per dirne solo alcune ed allora qualcuno esce dalla pigrizia e cambia qualcosa. 

I tentativi di trovare metodi e valori sono determinati, in varia misura, dalla parte razionale oppure emotiva delle persone.

Che si sia un tipo emotivo o razionale, può capitare di incontrare qualche modalità nuova che cambia la vita, le prospettive o da delle speranze.

Ai primi passi è come quando ci si innamora.

Ci si accorge che c’è qualcosa che vale e soddisfa dei propri interessi evidenti od occulti (tanto per citarne alcuni in ordine alfabetico): 1-altruismo, 2-annullamento (tanatos o senso di incapacità  ed inadeguatezza), 3-amore, 4-avventura, 5-conoscenza, 6-competizione, 7-curiosità, 8-denaro, 9-dipendenza, 10-diversità, 11-emozioni,  12-evoluzione, 13-fuga dal reale, 14-pigrizia, 15-potere, 16-protezione, 17-rabbia, 18-regressione, 19-salute, 20-sesso, 21-trascendenza, ed altri ancora.

Nel mio caso, dai 12 a  circa 40 anni soffrivo di cefalee a grappolo e, dopo aver  praticato nel 1972 uno Yoga molto semplice, per soli tre mesi in palestra,  le cefalee  si ridussero in modo significativo. Cercai quindi di capire cosa era successo.

La mia ricerca dura ormai da molti anni e ho provato molte pratiche affini, ho avuto degli alti e bassi nell’umore e nella salute, ma ormai da alcuni anni, sto mettendo a punto una sintesi delle interpretazione del perchè lo Yoga e le pratiche affini funzionano più di tante antre pratiche. L’acronimo  composto nel 1985 APAIA (Attività Psicofisiche Affini (allo Yoga)Integrate Autorigeneranti) che dà anche il nome a  questo sito, definisce abbastanza bene l’insieme del mixer occidentale-scientifico-orientale di pratiche che suggerisco attualmente. Anche se il termine Psicofisiche prevedo che avrà breve durata e sarà cambiato più avanti. 

Questo sito è il mio testamento spirituale e culturale……………………

Sono arrivato a valutare che la  base del benessere e della serenità di una persona è condotta prevalentemente dal sistema neuronale che controlla, guida e manutiene il sistema chimico fisico del nostro corpo anche se ogni cellula, molecola ed atomo, detiene la conoscenza anche più sintetica delle regole dell’Esistente.

Lo possiamo chiamare: anima, spirito, dharma od in qualsiasi altro modo, ma questo è lo strumento più efficiente del linguaggio attuale per interpretare e creare un modello riproducibile ed operativo per intervenire su un miglioramento possibile a livello razionale, ma anche spirituale ed emotivo.

Come agiscono le pratiche originate dallo  YOGA

La parte fisica delle asana, ha la funzione di sentire il corpo in modo diverso, di respirare e cambiare la postura e poi rilassarsi per abbandonare blocchi e condizionamenti. e poi come si dorme bene.

Poi man mano si apre la conoscenza secondo i più vari orientamenti, ma sempre per crescere.

Un approccio integrale al cambiamento di qualcosa nell’individuo non può  prescindere dall’aumento della attività metabolica, con l’esercizio fisico e la corretta postura e respirazione.

Una posizione inadeguata e curve eccessive della colonna vertebrale, durante lo studio, il gioco, il lavoro, il riposo, l’alimentazione e le altre attività, sopratutto se protratte a lungo e mai interrotte, producono sofferenza di qualcuno dei centri nervosi principali interni (chakra), dei 48 primari spinali e dei molteplici secondari. Anche il cuore ha due plessi (atriale e ventricolare ) completamente autonomi che possono protrarre il battito cardiaco anche se il cervello ha zero attività.

La sofferenza produce regressione a stadi infantili, riduce il tono muscolare, il sistema endocrino e immunitario lasciando la porta aperta a tutte alterazioni dalla situazione ottimale chiamate: malattie, psicosi, abulia, tanatos ecc

Quindi le prime osservazioni da fare sono: la postura, la camminata, la respirazione, l’equilibrio del corpo, la pelle, le unghie, l’aspetto facciale, lo sgurdo, il linguaggio del corpo,  l’espressione vocale, le reazioni all’ambiente ed alle persone.

La postura si riadegua ripetendo, anche solo per qualche secondo, frequentemente durante il giorno delle posizioni di flessione laterale ed antero-posteriore, estensione, torsione e rotazione del corpo, del collo e delle articolazioni dei piedi e delle mani.

Il primo effetto è prettamente fisico, ma poi è opportuno evolvere nella percezione approfondita di ciò che avviene a livello articolare, nei rumori delle articolazioni e delle più minute sensazioni di piacere o di disagio, fatica e a volte di dolore che non deve essere mai insopportabile per non regredire al rifiuto inconscio ed alla caduta di tono muscolare.

Poi viene la  seconda fase, cosidetta della percezione di SE, dei sensi propriocettivi della propria parte fisica locale, spaziale  e proiettata nella mente. Le conoscenze anche elementari di neurologia aiutano moltissimo in questa fase.

Noi siamo un complesso fisico-chimico-elettrico-informazionale.

Siamo MATERIA + ENERGIA + ………….COSCIENZA ovvero nozioni a livello conscio ed inconscio o meglio siamo il prodotto di una interazione tra cervello estrinseco e cervello intrinseco (complesso di neuroni risiedenti nel cranio e nel corpo) (se vogliamo ragione ed anima parte dello spirito).

Cerchiamo di trasformare ciò che avviene a livello fisico in modelli fatti di nozioni (imput….imput), abbiamo la necessità di conoscere ed avere conoscenze vaste, acquisite lentamente oppure a flash , (senza paura di fare confusione) con delle domande: perché succede?

Ciò richiede un’attività di analisi e CONCENTRAZIONE  profondo ed impegnativo (il punto, bindu, dimensione zero), ma è l’inizio di un terzo percorso, di elevazione a livelli apparentemente astratti, che trascendono la materialità. Si creano mentalmente dei modelli per rappresentare l’esistente in modo efficace e ripetibile (epistemologia ed onestà valutativa, non falsità, non illusione, non fantasia non corrispondente al reale verificabile anche se in altri momenti di introspezione bisogna concentrarsi su ciò che piace o sembra bello per comprendere da cosa nascono le emozioni e le passioni).

Il quarto stadio presuppone la comprensione delle correlazioni tra quello che succede dentro di noi, tra le nostre parti, con gli altri e con il resto del vivente e non: la MEDITAZIONE (espansione della mente nelle tre dimensioni, la percezione deel nostro prossimo , il feedbak ovvero la capacità  della mente di tenere conto dei risultati del sistema esterno od interno per modificare le caratteristiche del sistema stesso e la presa di coscienza del tutto e dei propri limiti (quinto stadio)).

Il quinto stadio, e forse non ultimo, è chiamato SAMADHI o tranche o creatività, nel senso che si è creatori di se stessi o di conoscenze avanti nei tempi in vari campi con il prossimo o l’ambiente culturale e di vita che ci circonda in sostanza il feedbak ovvero la capacità  della mente di tenere conto dei risultati del sistema esterno od interno, nel suo evolversi e reagire per modificare le caratteristiche del sistema stesso ( padronanza della quarta dimensione “tempo”).                              Anche la capacità di percepire i valori, gli effetti ed i significati delle forme, dei simboli, dei colori, dei suoni, dei movimenti, dell’orografia dei siti che inducono stati mentali altri. 

Forse c’è un quinto stadio che è lo sviluppo del precedente: la padronanza della vita e della sua fine materiale (morte) e della continuità della PROPRIA PARTE ASTRATTA (INFORMAZIONE)  che si è evoluta negli altri (reincarnazione in vita), delle paure, delle sofferenze, della stanchezza, dei deterioramenti conseguenti all’usura, dell’entropia, del degrado e deformazione della materia, dell’agitazione termica della materia (in altra parte del sito vedere l’articolo: IL SALE SALE) ad ogni livello cellulare, atomico, molecolare, di particelle, di stringhe, astrofisico, del CAOS,  ovvero del macrocosmo e del microcosmo ecc.

E poi ……..e poi …………ci sono altri …….e altri livelli,……… della percezione di se e del proprio corpo come se si facesse una radiografia,……. e degli altri corpi, ….. E dell’essere centrati o meno.

I miracoli non sono quelli della cultura tradizionale e sacrale dei misteri   che ci porta a credere per illuderci su piani inutili, impossibili, inesistenti ed inarrivabili, ma del trovare le soluzioni alle necessità di realizzare il benessere e la serenità in una buona giornata, con se stessi, in un buon rapporto interpersonale nonostante tutte le difficoltà, nel realizzare le proprie aspettative o alcune dell’intero genere umano in una visione universale.

Come dice l’ultima frase del primo libro degli Yoga Sutra di Patangiali, bisogna imparare un numero notevoli di metodi e valori, per poi non pensarci più spasmodicamente (con ansia e desiderio)  e lasciare che agisca la mente profonda [intrinseca nascosta da quella percepita che è soltanto la sottile (solo 6 neuroni di spessore) corteccia cerebrale] . E’ così che potremmo camminare  scioltamente, lavorare bene e vivere sereni nonostante le difficoltà  con solo un filo di supervisioni delle altre parti della mente in uno stato di armonia (Yui>Yoga=armonia). A volte gudiamo la macchina in questo modo con solo un filo di controllo.

Tutto questo avviene secondo una sequenza non così semplice e lineare, spesso per flash e solo raramente con continuità. La continuità è un altro stadio e man mano ci si chiede quali altri stadi ci sono: si possono raggiungono altre mete. Non c’è fine alle scoperte.